Quando sono arrivata in Argentina ho scoperto il mate.
In verità, il primo mate l’ho bevuto a Milano, offertomi ovviamente da un argentino, ma solo stando qui ho capito che il mate è molto più di una semplice bevanda. “Juntarse a tomar mate“ equivale a stare assieme, per questo il mate mi appare sempre come una sorta di rito magico. La preparazione del mate avviene secondo una tradizione che ciascuno apprende in famiglia e nel consumarlo in ronda – cioè in cerchio, gruppo – si osservano regole precise che tutti rispettano.
Il “tomar mate” rappresenta per me l’essenza di questo popolo. Questa tradizione, tanto semplice, che accomuna tutte le classi sociali e unisce le persone in qualsiasi luogo si trovino riflette e concide con il concetto di “disfrutar” ovvero godersela. Per imparare a disfrutar ho iniziato a tomar mate.
Per bere il mate occorre:
un mate: specifico ”bicchiere”. I tipi di mate sono infiniti e variano essenzialmente per forma, materiale e dimensioni.
una bombilla: cannuccia di metallo. Il mate va sorseggiato attraverso di essa.
la yerba: erba per infusione. Si compra in pacchetti. Ne esistono di diverse qualità, sapori e prezzo. Un po’ come il caffè da noi.
una pava: bollitore per scaldare l’acqua a 87 °C. L’acqua non deve MAI BOLLIRE.
un thermos: per mantenere l’acqua calda alla giusta temperatura.
A piacere:
yuyos: erbe officinali selvatiche per profumare la yerba. Es. menta peperina, burro, cedrón,…
criollitos, biscochitos, pastelitos dulces, …: salatini, biscottini, dolcetti, … per accompagnare il mate.
Il mate si beve amaro o addolcito con zucchero o dolcificante.








Se non sbaglio, oltre all’omonimo infuso dalla yerba mate gli argentini hanno anche tratto un verbo, matear – appunto, tomar el mate. Agli immigrati friulanofoni dev’essere suonato familiare…
Il primo – e unico – mate che ho bevuto è stato quello che chiesi in un bar di argentini – il “Buenos Aires”, credo, che avevano aperto a Udine tanti anni fa e non durò a lungo. Non era in lista, rimasero sorpresi ma me lo prepararono – ne avevano un pacco, evidentemente per loro. Che amaro! Forse davvero bisogna berlo in compagnia.
Se hai tempo, ci racconti le regole precise che osservate nel berlo in ronda?
Mateâ
vintr scherzare, celiare - no ài voe di mateâ jo: non ho voglia di scherzare io #
scherzare, giocherellare, trastullarsi, perder tempo - il frutìn al mateave donğhe di sô mari: il bimbetto giocherellava vicino alla mamma; mateâ cun: giocherellare con; mateâ daûr di: perder tempo con; jê no matee daûr di sbelets: lei no perde tempo a truccarsi #
folleggiare, pazzeggiare – in timp di carnavâl culì dučh a matein: durante il Carnevale qui tutti folleggiano #
ammattire, scervellarsi, rompersi il capo - sô fie, scunide di čhâv, a matee: sua figlia, esaurita, fa stranezze; no matei cui conts jo: non mi rompo il capo con i numeri io; o ài mateât un biel pôc par fâ chê vore: sono ammattito parecchio per fare quel lavoro; nol mateave trop a rompisi il čhâv sui libris: non si rompeva certo la testa per lo studio #
affannarsi, arrabattarsi - al è un an ch’a matee par čhatâj un puest al fi: da un anno si affanna per trovare un posto al figlio #
- fâ mateâ un: prendere in giro qlcu, far inquietare qlcu.
…e anche:
Scherzare, folleggiare. Una ragazza a un uomo: C’al tegni lis mans a ciase e che nol stedi a mateâ cun mè*
Il nuovo Pirona – vocabolario friulano, 1935
* Tenga le mani a casa e non scherzi con me
…hablando de disfrutar…
Alcune regole:
1) Chi prepara il mate lo serve;
2) Chi prepara il mate lo beve per primo per controllarne la bontà e per permettere che il mate, qui inteso come contenitore + contenuto, raggiunga la giusta temperatura;
3) Chi serve il mate lo offre ai suoi ospiti, creando la ronda – il giro – e si assicura che l’ordine venga rispettato;
3) Chi beve il mate deve succhiare a piccoli sorsi dalla cannuccia finchè termina l’acqua e alla fine restituisce il mate a chi gliel’ha offerto e aspettare il giro successivo;
4) Ciascun può bere con calma il proprio mate ma deve considerare che gli altri già aspettano il proprio turno;
5) Chi partecipa alla ronda non la deve abbandonare;
6) Quando un partecipante alla ronda non desidera bere altro mate termina quello che sta bevendo, lo restiruisce a chi gliel’ha offerto e dice “Gracias” che in questo caso assume il significato di “no quiero mas, gracias”;
7) Chi prepara e serve il mate controlla la disponibilità di acqua calda nel termos o nella pava e quando sta per terminare avvisa i suoi ospiti ed eventualmente ne prepara dell’altra e aggiunge nuova yerba.
La regola sei si applica anche nel tango. Quando la ballerina non desidera più ballare, auspicabilmente dopo almeno i tre tanghi che la cortesia vorrebbe, ringrazia, ed il cavaliere la accompagna alla sua sedia. Io all’inizio non lo sapevo, al Pabitelé, privi di tradizione, improvvisavamo; e quando ballerine pìù esperte ringraziavano rispondevo che il piacere era mio e mi provavo ad avilupparle in un altro tango…
Ora ho imparato, ma per un bel po’ una signora, assai brava nel ballare, quando voleva smettere aveva preso l’abitudine di lanciarsi in una lunga serie di “…grazie, grazie… grazie…”
Domenica pomeriggio sono stato a casa di una coppia di amici che conosco a vedere le dia del loro recente viaggio in Argentina e Cile – lei è argentina, immigrata in Italia ancora ragazzina. Parlando di mate, lui ha esposto una variante alla regola due; il primo a bere dalla bombilla sarebbe di diritto il più anziano – nel loro caso, ospiti di una estancia persa nella pampa a sud della penisola Valdés, un anziano signore che in omaggio alla familiarità del rito del mate andava togliendosi e rimettendosi la dentiera, indeciso sulla soluzione migliore per l’occasione. Così, a sud della penisola Valdés è ora noto che a lui il mate non piace…